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Qualche considerazione sulla tornata elettorale appena trascorsa.

Sulle europee. Grazie a quanti hanno creduto al nostro progetto: 800 mila voti che abbiamo ottenuto come Azione, alla prima prova elettorale da soli, sono per noi un punto dal quale ripartire.
E’ una sconfitta, avevamo un’asticella al 4% e non l’abbiamo raggiunta. Ma abbiamo un progetto che è quello di costruire quello spazio di moderazione nei toni, di ispirazione popolare, liberale, riformista, repubblicana che manca oggi nel panorama politico italiano. Soprattutto in questa polarizzazione forzosa tra Schlein e Meloni che si va imponendo anche quando si vota col proporzionale.
Abbiamo gli strumenti per farlo: in questa campagna elettorale ho incontrato una comunità viva, amministratori di valore, professionisti con grandi competenze, candidati di qualità a tutti i livelli. Oggi queste risorse vanno valorizzate e coinvolte.
Ne ho parlato qui su Il Riformista.

Sulle europee fuori dall’Italia. Hanno vinto le destre. Il risultato, non solo in Francia e Germania, mostra un chiaro e pericoloso smottamento dell’asse politico, tuttavia i numeri ci dicono che al Parlamento europeo l’unica maggioranza possibile rimane quella che mette insieme popolari, liberali e socialisti. L’Europa però deve cambiare. Mettere al centro una maggiore politica comune nella difesa e in politica estera (per diventare un vero protagonista internazionale), una maggiore coesione sociale (che metta al centro welfare e sanità, vere priorità per tutto il continente), una politica industriale comune. Lo abbiamo detto in queste settimane, continueremo a ribadirlo nei prossimi mesi. La sfiducia di tanti cittadini è frutto anche di un’Europa percepita lontana e troppo burocratica; bisogna tornare al senso originario dell’Unione.

Sulle amministrative. Un grande augurio di buon lavoro ai nostri amministratori eletti, ai neo sindaci che abbiamo sostenuto ma anche a quelli che non abbiamo appoggiato. L’augurio che possano tutti lavorare per il bene delle loro città. Noi daremo il nostro contributo, sia che staremo nella maggioranza sia che siederemo nei banchi dell’opposizione. Il modo per battere l’antipolitica è tornare a parlare di cose concrete, giudicare nel merito i progetti e non da chi vengono.

In aula alla Camera stiamo affrontando la proposta di legge sull’autonomia differenziata. Provvedimento bandiera che serve alla Lega in questo scorcio di campagna elettorale che si concluderà con i ballottaggi del 22-23 giugno.
Una legge che non prevede un euro per i LEP, i livelli essenziali delle prestazioni che le regioni devono garantire per assicurare pari diritti sociali e civili in tutto il territorio nazionale (sanità in primis). Su questo nelle prossime ore presenterò un ordine del giorno, l’unico strumento rimasto alle opposizioni vista l’assenza totale di disponibilità al dialogo con il quale si muove questa maggioranza. Un ordine del giorno per chiedere al governo il finanziamento adeguato che riduca le disuguaglianze e per chiedere di escludere la tutela della salute tra le funzioni che possono essere ulteriormente essere trasmesse alle regioni. Vi terrò aggiornati.

Mercoledì abbiamo assistito ad un brutto episodio di violenza in aula. Non entro nel merito della vicenda, ho una certa esperienza parlamentare e purtroppo l’imbarbarimento del dibattito a Montecitorio non è un fenomeno nato in questa legislatura (i deputati del Movimento 5 Stelle nel 2013 saltavano letteralmente sui banchi del governo…). Mi limito a dire che dovremmo riacquisire tutti quel senso di sacralità dell’aula di Montecitorio, avere rispetto di chi ha seduto in quel luogo, rispetto a chi ci guarda da fuori e non merita di assistere a risse da bar.