Seleziona una pagina

In questo 2 giugno, buona Festa della Repubblica a tutti. Come ho scritto qui, in ogni giorno di questa lunga storia celebriamo gli ideali, i desideri, il coraggio delle donne e degli uomini che hanno voluto la nostra Italia libera, democratica, repubblicana.

Mancano sei giorni giorni all’apertura dei seggi elettorali. Si decide il futuro dell’Europa, e non è retorica, e si vota in 3.700 comuni.
Siamo in campo non solo per quello che l’Europa fa oggi, ma per quello che deve e può fare domani, dalla protezione sociale alla politica industriale, dalla sanità al lavoro, dalla politica di difesa a quella estera.

In questa campagna elettorale sto girando tutta l’Italia. Si va da Cosenza a Torino, da Vicenza a Napoli, passando per Palermo, Roma, Firenze.
Negli ultimi giorni sono stato in Veneto con la nostra candidata Lara Bisin e poi a Varese con Elena Bonetti, Mariastella Gelmini, Daniele Nahum e Carlo Cottarelli (qui) mentre ad Ardea ad un aperitivo europeista con Elena Bonetti per Alessio D’Amato (qui). In Toscana con Cristina Bibolotti e Barbara Masini anche a Empoli (qui) per tifare la nostra giovane lista di Azione, una bella e giovane squadra che ha deciso di impegnarsi per la propria città.

Sono stato in Sicilia, a Gela, a sostegno del nostro candidato sindaco Terenzio Di Stefano, equilibrato e preparato che porta avanti delle battaglie giuste per la sua terra (qui). Poi a Caltanissetta e Termini Imerese assieme a Sonia Alfano e Giangiacomo Palazzolo, nostri candidati al Parlamento europeo (qui).
Ieri in Sardegna, a Sassari ed Alghero, per sostenere i nostri candidati sindaci Gavino Mariotti e Marco Tedde (qui).

La Campania è una terra a cui sono particolarmente legato, e Giugliano in Campania è davvero una comunità politica viva e capace (ne ho parlato qui). Con Elena Bonetti e Beppe Sommese per parlare del ruolo di Napoli come capitale europea del Mediterraneo.

L’ultima affermazione del candidato Marco Tarquinio del PD ci dà l’ennesima conferma che quello non è più un partito riformista (qui). Chiedere l’abolizione della NATO non è una provocazione, ma un salto indietro di cinquant’anni, a quando una parte della sinistra italiana non aveva ancora allentato i legami con l’Unione sovietica. Oggi la situazione si ripete.

Sulle riforme costituzionali ne ho parlato qui a Today. Riforme che si potevano fare condivise, la maggioranza quantomeno avrebbe dovuto provarci, e invece vanno avanti per la loro strada su un modello che sarebbe peraltro un unicum in tutta Europa.