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Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00072

presentato da

ROSATO Ettore

testo di

Venerdì 17 marzo 2023, seduta n. 70

La III Commissione,

premesso che:

con l’avvenuta dissoluzione dell’URSS, si è inasprita la contesa tra la Repubblica dell’Azerbaijan e la Repubblica dell’Armenia, con quest’ultima che ha rivendicato territori internazionalmente riconosciuti all’Azerbaijan ivi inclusi quelli del Karabakh avviando quindi un’aggressione armata e un’occupazione militare di circa il 20 per cento del territorio azero;

si stima che nell’ambito del primo conflitto armato del 1992 più di un milione di cittadini azeri è stato vittima di pulizia etnica da parte dell’esercito armeno che è accusato anche di crimini di guerra per il massacro avvenuto nel febbraio 1992 nella città di Khojay;

dal 1994 l’Armenia ha esercitato il controllo di questi territori nonostante il consiglio di sicurezza dell’ONU si fosse espresso in favore della integrità territoriale dell’Azerbaijan e della inviolabilità dei confini internazionalmente riconosciuti, posizione che è stata riconfermata anche dalla risoluzione 62/243 adottata il 14 marzo 2008 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite; da ultimo anche la Corte europea dei diritti umani ha ribadito nella sentenza del 16 giugno 2015;

il 10 novembre 2020, dopo un inasprimento delle tensioni lungo la linea di confine, i due Paesi hanno raggiunto con la mediazione della Federazione Russa un’intesa che ha disposto la restituzione di alcuni dei distretti alla Repubblica dell’Azerbaijan, il ritiro delle forze armate armene dal territorio dell’Azerbaigian e la garanzia della sicurezza per la circolazione di cittadini, veicoli e merci lungo la strada di Lachin;

in questi anni, si sono registrati molteplici violazioni dell’accordo e altre ostilità lungo il confine, tra cui si segnalano il rifiuto delle autorità armene di fornire alle autorità azere la mappa delle mine terrestri inesplose installate dall’esercito nei territori ora restituiti all’Azerbaijan e l’illegale sfruttamento da parte dell’Armenia dei giacimenti minerari, situati nei territori azeri dove è di stanza il contingente russo previsto per il mantenimento della pace, le cui risorse vengono trasportate in territorio armeno attraverso il corridoio di Lachin;

una delegazione del Governo della Repubblica dell’Azerbaijan ha ripetutamente chiesto di poter visitare questi giacimenti minerari per discutere l’impatto ambientale ed economico dello sfruttamento in atto, sempre con esito negativo;

quest’ultimo rifiuto, unito ai dubbi circa l’utilizzo del corridoio di Lachin non esclusivamente a fini civili bensì con finalità militari, hanno generato grande preoccupazione nella società civile azera sul mantenimento degli accordi di pace ed alimentato un nutrito numero di proteste spontanee in particolare di associazioni ambientaliste che in ogni caso non hanno mai interessato i convogli civili in transito;

le tensioni possono essere ricondotte in parte anche alla presenza del contingente russo che anziché farsi garante del rispetto degli accordi siglati nel 2020, con la propria inerzia sta consentendo lo sfruttamento illecito dei giacimenti e l’utilizzo del corridoio per il trasporto delle risorse minerarie;

desta molta preoccupazione, per le possibili conseguenze sui delicati equilibri raggiunti nell’accordo di pace stipulato, l’acuirsi delle tensioni tra i due Paesi determinato da questa particolare situazione;

la pace tra l’Armenia e l’Azerbaigian è ritenuta di fondamentale importanza per garantire la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo economico del Caucaso meridionale ed in conseguenza dell’Europa,

impegna il Governo:

a sostenere in sede internazionale gli accordi raggiunti nella dichiarazione trilaterale firmata il 10 novembre 2020 ed in particolare il riconoscimento dei confini in essa definiti;

a condannare, nelle opportune sedi nazionali ed internazionali, qualsiasi violazione del summenzionato accordo tra la Repubblica dell’Azerbaijan e la Repubblica dell’Armenia;

a sostenere attivamente, nelle opportune sedi internazionali, il processo di pace e la normalizzazione dei rapporti tra l’Armenia e l’Azerbaijan sulla base del riconoscimento reciproco e del rispetto per l’integrità territoriale all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti, guidato dal Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel;

ad adoperarsi nelle opportune sedi nazionali ed internazionali, per chiedere alla Repubblica dell’Azerbaijan di proseguire nel monitoraggio affinché le proteste della società civile nei pressi del suddetto corridoio non ostacolino il transito dei convogli civili;

ad attivarsi, nelle opportune sedi nazionali ed internazionali, per chiedere alla Repubblica dell’Armenia di porre fine all’illecito sfruttamento dei giacimenti minerari, e sollecitare il ritiro delle forze armate dai territori dell’Azerbaijan;

a condannare, nelle opportune sedi internazionali, l’utilizzo da parte dell’Armenia del corridoio di Lachin per scopi militari, illegittimi e per finalità che non sono civili e per sostenere la creazione di un posto di frontiera all’estremità della strada di Lachin sul confine armeno-azero per garantire la sicurezza e la trasparenza dei movimenti;

ad adoperarsi, nelle opportune sedi nazionali ed internazionali, affinché la Repubblica dell’Armenia fornisca alla Repubblica dell’Azerbaijan la mappa delle mine terrestri inesplose installate nei territori del Karabakh restituiti e a favorire la creazione delle condizioni per una ricostruzione dei territori distrutti al fine di consentire il ritorno delle popolazioni sfollate;

ad invitare l’Armenia e l’Azerbaijan ad adoperarsi costruttivamente per la determinazione dei luoghi delle fossi comuni in cui sono state sepolte le persone scomparse durante il primo conflitto nel Karabakh;

ad adoperarsi per sollecitare l’Armenia a garantire l’apertura e la sicurezza dei collegamenti di trasporto tra le regioni occidentali dell’Azerbaijan secondo quanto stabilito nella dichiarazione trilaterale.
(7-00072) «Rosato, Gruppioni».